Don Alessandro Paolino, il Vangelo della domenica

 

23 Ottobre 2022

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

“… non voglio ammassare meriti per il Cielo […]. Alla sera di questa vita, mi presenterò davanti a Te a mani vuote, non ti chiedo infatti, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie sono imperfette ai tuoi occhi. Voglio quindi rivestirmi della tua stessa Giustizia e ricevere dal tuo Amore il possesso eterno di Te stesso"
(Teresa di Lisieux)

l pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Domenica scorsa Gesù ci ricordava la necessità di pregare con perseveranza, senza stancarsi; in questa XXX Domenica del Tempo Ordinario invece ci invita a fare attenzione a COME preghiamo, a quanta autenticità c'è nella nostra preghiera.
Ecco allora il racconto del Fariseo e del pubblicano, in preghiera al Tempio.
Il Fariseo è un "primo della classe": la sua preghiera è una lista di cose buone che egli ha fatto davanti a Dio, quasi che il Signore debba a un certo punto congratularsi con lui per i meriti collezionati.
La sua preghiera è tutta AUTOCENTRATA, un trionfo dell'IO, una compiaciuta AUTOESALTAZIONE: "Pregava così tra sé" (un monologo più che un DIALOGO con Dio), "digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo” (per la serie "Come me non c'è nessuno!"), zelante, pio, scrupoloso nell'osservare i comandamenti, "separato" (fariseo vuol dire proprio questo) dal resto degli altri uomini, gravati dal fardello dei loro peccati. Lui non avrebbe neanche bisogno di pregare, aspetta solo che Dio appunti le sue grandi "imprese" e gli dia la medaglia d'oro dell'uomo devoto!
Immagino la scena di un Dio "annoiato" a sentire questa infinita LITANIA, dove il fariseo più che adorare il Signore sta adorando il suo cuore!
Certo devoto è devoto, RELIGIOSO impeccabile, peccato però che in tutta la sua preghiera Dio non trovi posto, ma soltanto i suoi MERITI. Peccato che per farsi bello davanti all'Onnipotente debba tirare in ballo un suo simile, un pubblicano; i pubblicani erano ritenuti chiaramente peccatori (riscuotevano le tasse per conto dei romani, abusando della loro posizione e sfruttando a loro vantaggio il loro lavoro).
"Ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano".
Ecco la preghiera del pio FARISEO... pio ma incapace di amore, di perdono, di misericordia. Le sue labbra mentre ringraziano Dio, disprezzano e giudicano il pubblicano.
Quest'ultimo non ha NULLA da presentare al Signore, si ritrova a mani vuote, riconosce le sue miserie, consegna il suo peccato e così prega: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Che bella questa PREGHIERA, dove NON sei TU che fai qualcosa per Dio ma è LUI che fa TUTTO per te!
Che bella questa preghiera, dove non ti SALVI da solo, perché da soli non ce la facciamo, perché riconosci che hai bisogno di Dio e dei fratelli, perché capisci che non puoi BASTARE a te stesso, perché ti mantieni umile e comprendi che al CENTRO non ci sta solo quello che puoi fare con le tue forze. Al centro ci sta DIO, la sua misericordia.
La preghiera è PASSARE dall'IO: "Io digiuno, io prego da mattina a sera, io vado a Messa tutte le domeniche, etc.", al TU: "TU, Dio, abbi pietà di me, TU salvami, TU perdonami".
Non IO, ma DIO.
Ecco la preghiera cristiana!

“O Dio, abbi pietà di me peccatore”

Lc 18,9-14

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».