" Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato ".

Da alcuni giorni mi ritornano in mente e nel cuore le parole del Papa, in quella indimenticabile sera del 27 marzo 2020, in una piazza San Pietro deserta e dolente:
"Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato".
Da un lato rifletto sulla folle pretesa dell'uomo di conservarsi sempre "sano", "indistruttibile", di non "rompersi" mai, delirio di onnipotenza dove si vive come se non si dovesse mai morire, schiavi della "dittatura dei bisogni" (ancora Papa Francesco) ovvero dell'egoismo ottuso che ci rende incuranti degli altri e del pianeta; così - affermava ancora il Papa in quel 27 marzo - "siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato".
"Un mondo malato", dove il Covid evidentemente è solo l'ultima delle "malattie" che sta fiaccando questo mondo messo ormai sottosopra.
Una volta un'amica mi ha detto: "Padre, come eravamo felici e tranquilli prima del Covid!".
Non mi ha trovato tanto convinto.
Una cosa la pandemia ha fatto: smascherare la nostra vulnerabilità, le nostre false sicurezze, l'assurda convinzione che prima "andasse tutto bene" e che sia solo questo nemico invisibile il problema di questa umanità tutta ammaccata...